cortile di Erice

5 curiosità e leggende sulle Mura di Erice

Il weekend scorso ho partecipato alle Giornate Autunnali del FAI di cui vi parlavo in un altro articolo, scoprendo molto della storia di Erice e tantissime interessanti curiosità sulle sue mura di cinta, che non avevo mai percorso e attenzionato nonostante le diverse visite!
In questo articolo vi racconto 5 curiosità e leggende sulle mura di Erice, scendete ai paragrafi numerati dell’articolo per leggerli direttamente!

giornate autunnali del FAI ottobre 2020 Erice

Erice è una deliziosa cittadina costruita sulla vetta del Monte omonimo, caratterizzata da viuzze in pietra strette e scoscese (evitare rigorosamente scarpe dalla suola liscia!) su cui si allineano casette dai cortili squisitamente curati, un castello medievale e delle imponenti mura a perimetro della città.

cortile di Erice
Un esempio dei deliziosi cortiletti di Erice, visibili sbirciando tra le grate dei cancelli

Le “ciclopiche” mura sono testimoni secolari delle varie dominanze susseguitesi nel territorio ericino. Infatti i vari strati di costruzione delle mura, differenti per tipologia e dimensioni delle pietre, corrispondono ad epoche diverse di apposizione delle pietre.

Le mura diventano quindi un libro in braille in cui rileggere la storia dei nostri antenati: dalle prime costruzioni da parte degli Elimi, risalenti all’VIII-VI sec. a.c, proseguendo con l’epoca fenicio-punica nel VI sec., fino ai Romani e ai successivi rifacimenti in epoca normanna e medioevale.

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La storia delle mura e di Erice è senz’altro affascinante, ma quando visito i luoghi preferisco di gran lunga gli aneddoti, le leggende e le curiosità che si raccontano del posto e che ti racconta la gente che incontri, perché la considero a tutti gli effetti un’immersione nella cultura del luogo.

Ho quindi deciso di scrivere quest’articolo per parlarvi piuttosto delle leggende, dei simpatici aneddoti e delle curiosità sulle mura di Erice che ho appreso durante la visita FAI, grazie alla sapiente guida del Prof. Nicola Vassalli, e alle storie del Prof. Adragna. Ne ho scelti 5, scendi per scoprirli!

1- Chi erano gli Elimi?

Popolo fondatore di Erice dalle origini incerte. L’ipotesi che più mi piace riguardante la loro origine è quella dei superstiti sfuggiti alla guerra di Troia, nel 1184 a.C..

In seguito alla distruzione di Troia il principe Elimo, insieme ad altri compagni, prese il mare per trovare salvezza in Sicilia. Enea, loro amico, partito da Troia con una ventina di navi e oltre tremila uomini, sbarcò a Trapani; per caso i due si ritrovarono e dato che non vi erano speranze di poter tornare in patria, edificarono due città che presero nome di Elima (oggi Erice) ed Egesta (odierna Segesta) dal nome di Elimo e di Egesto, i suoi compagni. 

SPOILER: Alcuni ritengono che l’antica città degli Elimi sia invece da identificarsi con l’antico centro ritrovato sul Monte Bonifato, nei pressi di Alcamo (la mia città)!

2- Cosa c’entrano dei ceci con le mura ericine?

Una delle leggende più curiose narrate dal Prof. Adragna riguarda le mura difensive ed uno stratagemma riguardante…i ceci.

La leggenda parla di Porta Spada, situata a Nord delle mura, così chiamata per l’eccidio degli Angioini che presidiavano Erice durante la guerra del Vespro (sec. XIII) che portò alla cacciata degli invasori francesi dalla Sicilia.

La leggenda narra che per liberarsi degli invasori francesi, gli Ericini utilizzarono un’ingegnoso stratagemma. Istituirono una parola chiave per accedere alla città  passando per Porta Spada: una parola chiave doveva permettere di distinguere i siciliani dai francesi. Questa parola chiave era…”ciciri”, ovvero “ceci” in siciliano.

I francesi infatti, non essendo in grado di pronunciare correttamente la parola, venivano facilmente identificati e allontanati per sempre dalla città! Sarà vero?

3- Il mistero delle lettere puniche incise sulle mura

Lungo le mura si aprono diverse “postierle“, ovvero delle piccole porte che servivano come uscita di emergenza o per i rifornimenti, delle quali ne rimangono sei (ben conservate). Vicino ad alcune di esse si trovano incise le lettere dell’alfabeto punico:

  • “beth” che equivale a “casa”
  • “ain” che significa “occhio”
  • “phe” che significa “bocca”.

Secondo una recente ipotesi queste lettere potrebbero significare:

“Le mura hanno occhi per vedere il nemico, bocca per mangiarselo in caso di aggressione e sono la casa sicura per gli abitanti”.

Io le ho immaginate come dei murales che mettevano in guardia gli invasori e facevano sentire i cittadini più sicuri dentro la città, ricordandogli che erano protetti dalle mura ciclopiche!

4- San Cristoforo e il piede del Diavolo

Si racconta che nei tempi lontani, quando santi e diavoli giravano per il mondo, un diavolo giunse ad Erice, richiamato dalle anime che si erano peccate di vanità. Giunto al Monte, travestito da pellegrino e infreddolito, date le basse temperature e la neve della vetta, rubò il manto di velluto dalla statua della Madonna, custodito nella chiesa di Sant’Orsola, proprio vicino a Porta Spada.
Quel giorno anche San Cristoforo si trovava ad Erice e riconobbe il diavolo con indosso il mantello. Dopo essersi concretizzato nella statua di legno che lo raffigurava, iniziò a seguire la puzza di zolfo lasciata dal diavolo e gliele suonò di santa ragione, cacciandolo via da Erice. Rimandato negli inferi, il diavolo balzo nel portale che si era aperto, dandosi una spinta su uno degli imponenti massi delle mura ciclopiche, dove il piede infuocato lasciò una grande orma, ancora oggi visibile.
Si dice che ogni tanto il diavolo passi ancora a fare visite ai pettegoli e ai maldicenti di Erice, ma che non passi più da Porta Spada, quel passaggio gli rievoca dei brutti ricordi!

L'orma del piede infuocato del diavolo, nei pressi di Porta Spada

5- Cosa sono le venule?

Quasi a visita conclusa, il Prof. Vassalli ci ha fatto notare che le vie di accesso alla città, subito a ridosso di alcuni tratti delle mura, sono costituite da vie lunghe e così strette da passarvi con difficoltà anche un solo uomo

Pur essendo stata diverse volte ad Erice non le avevo mai attenzionate e non mi ero mai chiesta a cosa servissero!

Con grande astuzia, gli Ericini avevano costruito un secondo stratagemma per difendersi dai nemici, qualora le ciclopiche mura non fossero bastate contro l’avanzata.
Creando delle vie di accesso alla città così strette infatti, costringevano gli invasori a camminare in fila indiana, diventando così più facili da respingere da parte degli Ericini!

Venula di accesso alla città

Spero di avervi incuriositi con quest’articolo e di avervi raccontato tanti aneddoti che non conoscevate e che ora potrete raccontare ai vostri amici quando passerete per Erice la prossima volta! 🙂

Fatemi sapere che ne pensate!

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